Il Boquete della Sorellastra

Era un pomeriggio afoso d’estate. Martina, la sorellastra ventiduenne con labbra piene e corpo da porca, entrò in camera di Davide mentre lui era sdraiato sul letto a scrollare il telefono. Indossava solo una canottierina aderente e shorts minuscoli, tette sode che spingevano contro il tessuto.

“Sai che ho sempre voluto provare un pompino vero” disse lei con voce bassa, chiudendo la porta. Davide alzò lo sguardo, già eccitato. “Allora vieni qui, troietta” rispose, abbassandosi i boxer.

Martina si inginocchiò tra le sue gambe, afferrò il cazzo che si stava indurendo e lo accarezzò piano. Iniziò con leccate leggere, lingua che sfiorava le palle, saliva calda che bagnava tutto. Poi salì: leccò l’asta dalle basi alla punta, girando intorno al glande gonfio come se fosse un gelato da sciogliere.

“Bravo, succhialo tutto” grugnì Davide, mettendole una mano dietro la nuca. Lei sorrise da zoccola, aprì la bocca e se lo infilò dentro piano. Prima metà asta, poi di più, fino a far sparire quasi tutto. Saliva colò subito, fili densi che le bagnavano il mento e gocciolavano sulle tette nude sotto la canotta sollevata.

Deepthroat brutale: Davide spinse i fianchi, ficcandoglielo in gola. Martina gorgogliò forte, occhi che lacrimavano, mascara che colava, ma continuò a prenderlo. Lo ingoiava fino alle palle, gola che si contraeva ritmicamente, naso premuto contro il pube peloso. “Cazzo sì, soffocati col mio uccello, puttana” le disse lui, scopandole la bocca a ritmo sempre più veloce.

Lei si aiutava con le mani: una sulle palle che strizzava piano, l’altra che pompava la base mentre la gola lavorava il resto. Ogni pausa per respirare era uno spettacolo: tirava fuori il cazzo lucido di saliva, lo sbatteva sulle guance arrossate, sulla lingua spalancata, poi lo leccava dalle vene pulsanti fino alla cappella sensibile.

“Ti piace quando ti faccio la gola profonda, sorellina troia?” chiese Davide. “Sì… dammene ancora, riempimi la bocca” rispose lei ansimando, prima di rituffarsi.

Accelerò: pompino selvaggio, gola che pulsava, saliva che schizzava ovunque. Davide gemette: “Sto sborrando, ingoia tutto, cazzo!” Esplose in fiotti caldi e spessi, sparati dritti in fondo alla gola. Martina ingoiò avida, gorgogliando mentre la sborra le riempiva la bocca, qualche goccia che le colava dagli angoli delle labbra sul collo.

Continuò a succhiare piano, cleanup goloso: leccò il glande ancora sensibile, le vene che pulsavano piano, fino all’ultima traccia. Quando finì, alzò lo sguardo con labbra gonfie e sorrise: “Domani tocca a te leccare me… ma prima un altro round?”

Davide rise, cazzo ancora mezzo duro: “Affare fatto, troia”.

38   3 mesi fa
aloha | 0 subscribers
38   3 mesi fa
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