La porta si chiuse con un colpo secco. Martina era già nuda, le tette sode che ballonzolavano mentre si inginocchiava davanti a Luca.
«Dammelo in bocca, subito» ringhiò, afferrandogli il cazzo già duro come marmo.
Luca le infilò le dita tra i capelli e le spinse la testa contro l’uccello gonfio. Lei aprì la gola e lo ingoiò fino alle palle in un colpo solo, la saliva che le colava sul mento mentre succhiava con fame animalesca. Gargarismi osceni riempivano la stanza, la lingua che lambiva le vene pulsanti, le labbra strette che pompavano l’asta lucida.
«Cazzo… che troia ingorda» gemette lui, scopandole la faccia con colpi sempre più brutali. Martina si masturbava furiosamente il clitoride gonfio, la figa già fradicia che schizzava succhi sulle cosce.
Luca la tirò su per i capelli, la girò di forza e la piegò sul tavolo. Le aprì le chiappe con entrambe le mani: il buchino del culo rosa e stretto pulsava, la passera spalancata grondava umori trasparenti fino alle caviglie.
«Prima ti sfondo la fica, poi ti apro il culo» le sussurrò all’orecchio mentre le schiaffeggiava le natiche fino a farle diventare rosse.
Con un colpo secco affondò tutto dentro la figa bagnata. Martina urlò di piacere, le pareti vaginali che si contraevano spasmodicamente intorno al cazzo spesso. Lui la martellava senza pietà, le palle che sbattevano ritmicamente contro il clito turgido. Ogni stoccata produceva un rumore osceno di carne bagnata.
«Più forte! Spaccami la figa, cazzo!» gridava lei, infilandosi due dita nel culo mentre veniva scopata.
Luca uscì dalla passera con un risucchio bagnato, il glande viola e lucido di umori. Prese il lubrificante, ne versò un fiotto direttamente sul buco del culo e ci infilò due dita fino alla nocca. Martina gemeva come una cagna in calore, spingendo all’indietro per farsi aprire di più.
Quando il cazzo premette contro l’ano stretto, lei trattenne il fiato. Luca spinse piano, poi con un colpo deciso sfondò l’anello muscolare. Martina gridò, un misto di dolore e godimento assurdo. Lui iniziò a pompare lento, poi sempre più veloce, il cazzo che scavava dentro il culo stretto, dilatandolo senza riguardo.
«Ti piace farti inculare come una puttana?» le ringhiò, schiaffeggiandole le tette che dondolavano.
«Sì! Sì! Rompimi il culo! Riempimi di sborra!»
Luca accelerò, il ritmo selvaggio, le palle che sbattevano contro la figa fradicia. Martina si strofinava il clitoride con violenza, il corpo scosso da tremiti. Venne per prima, urlando, la fica che schizzava getti caldi sul pavimento mentre il culo si contraeva ritmicamente intorno all’uccello.
Lui non resistette: con un ruggito affondò fino in fondo e scaricò fiotti densi e bollenti dentro il retto. La sborra calda le riempì il culo, colando fuori in rivoli bianchi mentre Luca continuava a spingere piano, munto fino all’ultima goccia.
Quando uscì, il buco del culo rimase spalancato per qualche secondo, pulsando, con la sborra che gocciolava lenta sulla figa ancora tremante.
Martina si girò, si inginocchiò e leccò lentamente il cazzo sporco di lubrificante, sborra e succhi anali, guardandolo dritto negli occhi.
«Domani… voglio due cazzi insieme» sussurrò con un sorriso da troia.
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