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La Troia del Condominio

Era una calda sera d'estate quando Marco, il vicino stronzo del terzo piano, incrociò finalmente la milf troia del secondo: Laura, 38 anni, tette enormi, culo sodo e figa sempre bagnata. Lei era lì, exhibizionista come al solito, con la vestaglia aperta sul balcone, sfregandosi il clito gonfio sotto gli occhi di tutti.

"Porca puttana, Laura, ti fai vedere da tutti?" le urlò lui dal basso, già col cazzo duro nei pantaloni.

"Stronzo, vieni su e sfondami invece di guardare!" rispose lei, lingua fuori, provocante.

Marco salì le scale di corsa. Appena entrò, Laura gli si buttò addosso: pompino profondo subito, gola che lavora, saliva che cola sul pavimento. "Succhiamelo tutto, troia italiana!" grugnì lui, tenendola per i capelli. Lei gorgogliava, deepthroat brutale, lacrime agli occhi ma figa che gocciolava.

La trascinò in camera, la mise a pecora sul letto. "Apri 'sta figa bagnata!" le ordinò. Le infilò due dita, pompando veloce sul punto G. Laura urlava: "Sì, cazzo, fammi squirtare, bastardo!" Schizzi ovunque, lenzuola inzuppate, squirting violento mentre tremava.

Marco non resistette: le piantò il cazzone grosso dentro la figa fradicia, sfondandola a colpi secchi. "Prendilo tutto, zoccola!" Lei spingeva indietro, culo che sbatteva contro le palle. "Più forte, sfondami la figa, riempimi!"

Cambiò posizione: missionario, gambe sulle spalle, cazzo che entra fino in fondo. Laura gemeva porcate napoletane: "Dammelo nel culo ora, voglio anal hardcore!" Lui lubrificò con la sua saliva e glielo infilò nel buco stretto. Anal brutale, lei urlava di piacere misto dolore, "Sì, inculami, stronzo!"

Tornò nella figa, pompava selvaggio. "Sto per venire, troia!" "Creampie dentro, riempimi di sborra calda!" implorò lei.

Esplose: fiotti densi di sborra dentro la figa, creampie abbondante che colava fuori. Laura si mise in ginocchio, cleanup goloso: leccò ogni goccia dal cazzo ancora duro, succhiando il glande, ingoiando tutto con un sorriso da porca.

"Sei la migliore troia del condominio" le disse lui, ansimando.

"E tu il mio cazzone preferito" rispose lei, figa ancora pulsante, pronta per il round due.

36   3 mesi fa
Il Pompino della Notte

Era l’una di notte quando Giulia, la ventenne troia del quartiere, bussò alla porta di Luca. Aveva i capelli spettinati, il rossetto già sbavato e una minigonna che copriva a malapena il culo sodo. “Ho bisogno di cazzo in bocca, ora” disse senza saluti, entrando come un uragano.

Luca chiuse la porta e lei si inginocchiò subito sul pavimento freddo del salotto. “Tira fuori quel cazzone, stronzo” ordinò, leccandosi le labbra. Lui abbassò i pantaloni e il cazzo già duro le sbatté quasi in faccia. Giulia sorrise da porca, lo afferrò alla base e iniziò con leccate lente dal basso verso l’alto, lingua che girava intorno al glande gonfio, succhiando la cappella come una caramella.

“Bravo, succhialo tutto, troietta” grugnì Luca, prendendola per i capelli. Lei aprì la bocca al massimo e se lo infilò in gola piano piano, centimetro dopo centimetro, fino a far sparire metà asta. Saliva iniziò a colare subito, fili densi che le bagnavano il mento e gocciolavano sulle tette sode che uscivano dalla scollatura.

Luca spinse i fianchi: deepthroat brutale. Lei gorgogliava, “glug glug”, occhi lucidi di lacrime, mascara che colava, ma non si fermava. Lo prendeva fino alle palle, naso schiacciato contro il pube, gola che si contraeva intorno al cazzo come una figa stretta. “Cazzo sì, soffocati col mio uccello, puttana” le diceva lui, scopandole la bocca a ritmo sempre più veloce.

Giulia si aiutava con le mani: una sulle palle, massaggiandole piano, l’altra che pompava la base mentre la gola lavorava il resto. Saliva ovunque, schizzi che bagnavano il pavimento, pettorine lucide. Ogni tanto si fermava per respirare, tirava fuori il cazzo bagnato, lo sbatteva sulle guance e sulla lingua aperta: “Dammene ancora, riempimi la bocca”.

Luca non resisteva più. “Sto per sborrare, troia… ingoia tutto!” Lei accelerò, pompino furioso, gola che pulsava. Lui esplose: fiotti caldi e densi sparati dritti in fondo alla gola. Giulia ingoiò avida, gorgogliando mentre la sborra le riempiva la bocca, qualche goccia che le sfuggiva dagli angoli delle labbra. Continuò a succhiare piano, cleanup goloso, leccando ogni traccia dal cazzo ancora pulsante, dal glande sensibile fino alle palle.

Quando finì, si pulì la bocca col dorso della mano, sorrise con gli occhi da porca soddisfatta: “Grazie per la cena, stronzo. Domani torno per il bis”.

Luca ansimava, cazzo ancora mezzo duro. “Porta le amiche la prossima volta”.

49   3 mesi fa
Il Boquete della Sorellastra

Era un pomeriggio afoso d’estate. Martina, la sorellastra ventiduenne con labbra piene e corpo da porca, entrò in camera di Davide mentre lui era sdraiato sul letto a scrollare il telefono. Indossava solo una canottierina aderente e shorts minuscoli, tette sode che spingevano contro il tessuto.

“Sai che ho sempre voluto provare un pompino vero” disse lei con voce bassa, chiudendo la porta. Davide alzò lo sguardo, già eccitato. “Allora vieni qui, troietta” rispose, abbassandosi i boxer.

Martina si inginocchiò tra le sue gambe, afferrò il cazzo che si stava indurendo e lo accarezzò piano. Iniziò con leccate leggere, lingua che sfiorava le palle, saliva calda che bagnava tutto. Poi salì: leccò l’asta dalle basi alla punta, girando intorno al glande gonfio come se fosse un gelato da sciogliere.

“Bravo, succhialo tutto” grugnì Davide, mettendole una mano dietro la nuca. Lei sorrise da zoccola, aprì la bocca e se lo infilò dentro piano. Prima metà asta, poi di più, fino a far sparire quasi tutto. Saliva colò subito, fili densi che le bagnavano il mento e gocciolavano sulle tette nude sotto la canotta sollevata.

Deepthroat brutale: Davide spinse i fianchi, ficcandoglielo in gola. Martina gorgogliò forte, occhi che lacrimavano, mascara che colava, ma continuò a prenderlo. Lo ingoiava fino alle palle, gola che si contraeva ritmicamente, naso premuto contro il pube peloso. “Cazzo sì, soffocati col mio uccello, puttana” le disse lui, scopandole la bocca a ritmo sempre più veloce.

Lei si aiutava con le mani: una sulle palle che strizzava piano, l’altra che pompava la base mentre la gola lavorava il resto. Ogni pausa per respirare era uno spettacolo: tirava fuori il cazzo lucido di saliva, lo sbatteva sulle guance arrossate, sulla lingua spalancata, poi lo leccava dalle vene pulsanti fino alla cappella sensibile.

“Ti piace quando ti faccio la gola profonda, sorellina troia?” chiese Davide. “Sì… dammene ancora, riempimi la bocca” rispose lei ansimando, prima di rituffarsi.

Accelerò: pompino selvaggio, gola che pulsava, saliva che schizzava ovunque. Davide gemette: “Sto sborrando, ingoia tutto, cazzo!” Esplose in fiotti caldi e spessi, sparati dritti in fondo alla gola. Martina ingoiò avida, gorgogliando mentre la sborra le riempiva la bocca, qualche goccia che le colava dagli angoli delle labbra sul collo.

Continuò a succhiare piano, cleanup goloso: leccò il glande ancora sensibile, le vene che pulsavano piano, fino all’ultima traccia. Quando finì, alzò lo sguardo con labbra gonfie e sorrise: “Domani tocca a te leccare me… ma prima un altro round?”

Davide rise, cazzo ancora mezzo duro: “Affare fatto, troia”.

38   3 mesi fa
Ecco una storia esplicita in italiano, carica di termini crudi e diretti

La porta si chiuse con un colpo secco. Martina era già nuda, le tette sode che ballonzolavano mentre si inginocchiava davanti a Luca.

«Dammelo in bocca, subito» ringhiò, afferrandogli il cazzo già duro come marmo.

Luca le infilò le dita tra i capelli e le spinse la testa contro l’uccello gonfio. Lei aprì la gola e lo ingoiò fino alle palle in un colpo solo, la saliva che le colava sul mento mentre succhiava con fame animalesca. Gargarismi osceni riempivano la stanza, la lingua che lambiva le vene pulsanti, le labbra strette che pompavano l’asta lucida.

«Cazzo… che troia ingorda» gemette lui, scopandole la faccia con colpi sempre più brutali. Martina si masturbava furiosamente il clitoride gonfio, la figa già fradicia che schizzava succhi sulle cosce.

Luca la tirò su per i capelli, la girò di forza e la piegò sul tavolo. Le aprì le chiappe con entrambe le mani: il buchino del culo rosa e stretto pulsava, la passera spalancata grondava umori trasparenti fino alle caviglie.

«Prima ti sfondo la fica, poi ti apro il culo» le sussurrò all’orecchio mentre le schiaffeggiava le natiche fino a farle diventare rosse.

Con un colpo secco affondò tutto dentro la figa bagnata. Martina urlò di piacere, le pareti vaginali che si contraevano spasmodicamente intorno al cazzo spesso. Lui la martellava senza pietà, le palle che sbattevano ritmicamente contro il clito turgido. Ogni stoccata produceva un rumore osceno di carne bagnata.

«Più forte! Spaccami la figa, cazzo!» gridava lei, infilandosi due dita nel culo mentre veniva scopata.

Luca uscì dalla passera con un risucchio bagnato, il glande viola e lucido di umori. Prese il lubrificante, ne versò un fiotto direttamente sul buco del culo e ci infilò due dita fino alla nocca. Martina gemeva come una cagna in calore, spingendo all’indietro per farsi aprire di più.

Quando il cazzo premette contro l’ano stretto, lei trattenne il fiato. Luca spinse piano, poi con un colpo deciso sfondò l’anello muscolare. Martina gridò, un misto di dolore e godimento assurdo. Lui iniziò a pompare lento, poi sempre più veloce, il cazzo che scavava dentro il culo stretto, dilatandolo senza riguardo.

«Ti piace farti inculare come una puttana?» le ringhiò, schiaffeggiandole le tette che dondolavano.

«Sì! Sì! Rompimi il culo! Riempimi di sborra!»

Luca accelerò, il ritmo selvaggio, le palle che sbattevano contro la figa fradicia. Martina si strofinava il clitoride con violenza, il corpo scosso da tremiti. Venne per prima, urlando, la fica che schizzava getti caldi sul pavimento mentre il culo si contraeva ritmicamente intorno all’uccello.

Lui non resistette: con un ruggito affondò fino in fondo e scaricò fiotti densi e bollenti dentro il retto. La sborra calda le riempì il culo, colando fuori in rivoli bianchi mentre Luca continuava a spingere piano, munto fino all’ultima goccia.

Quando uscì, il buco del culo rimase spalancato per qualche secondo, pulsando, con la sborra che gocciolava lenta sulla figa ancora tremante.

Martina si girò, si inginocchiò e leccò lentamente il cazzo sporco di lubrificante, sborra e succhi anali, guardandolo dritto negli occhi.

«Domani… voglio due cazzi insieme» sussurrò con un sorriso da troia.

26   3 mesi fa
Ecco una storia porno esplicita in italiano, piena di termini crudi e volgari, come richiesto

La stanza puzzava già di figa eccitata quando Sofia entrò, tette pesanti che traballavano sotto la camicetta aperta.

Davanti a lei c’erano due cazzi già dritti: Marco e Alessio, completamente nudi, seghe lente mentre la guardavano come prede.

«Vieni qui, troia» ringhiò Marco.

Sofia si inginocchiò subito, bocca spalancata. Prese prima il cazzo di Alessio: grosso, venoso, cappella viola lucida di pre-sborra. Lo ingoiò fino in gola in un colpo solo, conati forti, saliva che le colava sul mento e gocciolava sulle tette. Contemporaneamente afferrò l’uccello di Marco e lo masturbò con violenza, pollice che strofinava il frenulo bagnato.

«Che porca schifosa… succhia bene quei cazzi» disse Alessio spingendole la testa avanti e indietro.

Sofia gorgogliava, lacrime agli occhi, ma la figa le colava lungo le cosce. Si tolse le mutandine zuppe e le usò per strofinarsi il clito gonfio mentre continuava a succhiare alternando i due cazzi: uno in bocca, l’altro in mano, poi viceversa. Le palle sbattevano sul mento, leccava anche quelle, succhiava l’odore forte di maschio sudato.

Marco la tirò su per i capelli. «A pecora, subito. Voglio sfondarti la passera.»

La mise a quattro zampe sul divano, culo in alto. Le aprì le chiappe: buco del culo già bagnato di succhi che colavano dalla fica spalancata. Ci infilò tre dita dentro la figa con un colpo secco, pompando forte mentre con l’altra mano le schiaffeggiava le natiche fino a farle diventare viola.

Alessio si mise davanti, le infilò il cazzo in gola di nuovo. Marco invece puntò dritto al buco posteriore.

«Prima il culo, puttana.»

Sputò sul forellino stretto, poi spinse la cappella dentro senza pietà. Sofia urlò con la bocca piena di uccello, ma spinse il bacino all’indietro per prenderlo tutto. Marco la inculava con colpi brutali, palle che sbattevano contro la figa fradicia. Ogni stoccata faceva uscire schizzi di umori.

«Ti piace farti sverginare il culo da due cazzi?»

Sofia annuiva isterica, saliva che le colava ovunque. Alessio uscì dalla bocca e si mise sotto di lei. Le infilò il cazzo nella figa mentre Marco continuava a pompare il culo. Doppio riempimento totale: fica e culo sfondati contemporaneamente, ritmi diversi, la carne che si tendeva al limite.

Gridava come una cagna in calore:

«Spaccatemi! Riempitemi di sborra! Voglio sborra calda in fica e in culo!»

Marco venne per primo: un ruggito, poi fiotti densi e bollenti che le inondarono il retto. La sborra usciva a ogni spinta, colava sulla fica dove Alessio continuava a martellare. Pochi secondi dopo anche Alessio esplose dentro la passera, pompando getti potenti che si mischiavano al casino di umori e sperma.

Quando uscirono, i due buchi rimanevano spalancati, pulsanti, sborra bianca che gocciolava lenta formando una pozza sotto di lei.

Sofia si girò, prese entrambi i cazzi ancora duri e li leccò puliti, assaporando il mix schifoso di fica, culo e sborra.

«Domani… voglio tre» sussurrò con voce rotta, le labbra gonfie e lucide.

38   3 mesi fa